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Profumo, videoforum a Repubblica tv "Graduatorie e concorsi separati"

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Il ministro dell'Istruzione a Repubblica.it.

Per un'ora risponde sui temi proposti da oltre mille messaggi giunti dai lettori. "Niente aumenti delle tasse universitarie". E far aprire rapidamente le scuole a internet: "I libri si trasferiscano sui tablet che, tra l'altro, si risparmia"  

 

di ANGELO MELONE


ROMA - "E' il mio lavoro all'Università, quello di mia moglie, ho figli che vanno a scuola: insegnare è il mestiere più bello del mondo, bisogna saper stare al passo con i ragazzi: una sfida grandissima". Abbandona per un attimo i toni pacati , il ministro Francesco Profumo nel videoforum a RepubblicaTv. Un'ora a rispondere ai temi proposti dalle email inviate dai lettori di Repubblica.it (per la verità, un diluvio: oltre mille messaggi, più le domande che sono arrivate mentre l'intervista era in corso).

Il ministro dell'Istruzione non sfugge, propone idee, non promette e chiede verifiche e confronto per le prime scelte del governo. Su alcuni temi caldi risponde deciso. Le tasse? "Quelle universitarie non si possono alzare. Il Paese non è in grado si sostenerlo". Poi specifica: "Ma è inutile nascondersi che c'è un problema sul fisco. E' difficile capire - ha spiegato - se in ingresso all'università la dichiarazione sia realmente rappresentativa del reddito che si afferma di percepire. Non sempre l'Isee offre una fotografia reale".

E il secondo tema caldo - lanciato dallo stesso ministro negli ultimi giorni - è la possibilità di un concorso. Che vuol dire speranze per giovani che aspirano a insegnare - e su questo sono arrivati molti messaggi - ma anche preoccupazione per l'esercito di precari che nella scuola insegna già - e su quest'altro aspetto richieste e suggerimenti sono stati ancora di più. Il progetto di Profumo è di tenere separate graduatorie e un eventuale nuovo concorso per selezionare docenti giovani: "Le graduatorie oggi hanno più di 200 mila persone e dall'altra parte dobbiamo dare un segnale ai giovani, che se vengono inseriti nelle graduatorie risultano sempre in coda. Allora, potremmo pensare a due scatole: una più grande dove ci sono le graduatorie e una più piccola dove ci sono i giovani. Una volta che avremmo capito quanti saranno i posti a turn over potremmo dividerli in percentuale sull'una e sulla altra e forse troveremmo il modo di dare una risposta alle persone che sono in graduatoria e altrettanto a quelle più giovani". In quali posti con l'allungamento dell'età pensionabile? "Ci sono due elementi - precisa il ministro - Si sposterà nel tempo il picco delle uscite dei professori per effetto dell'allungamento dell'età pensionabile, ma ci sono ora alcuni che stanno anticipando. Quindi - ha concluso - per il 2012 c'è una compensazione, per il 2013 la situazione andrà monitorata".

Il forum prosegue, dalle questioni della valutazione (che Profumo pensa debba essere chiesta "dal basso", sponta dagli stessi professori), alla questione del tempo pieno ("Nel nostro futuro c'è una scuola a 5 giorni, in cui i ragazzi vivano di più. Meno tempo perché loro proseguono a fare attività fuori dalle aule, sul web), a quella della sicurezza ("La priorità è avere i figli in luoghi sicuri).

Ma c'è un punto su cui il ministro insiste: internet, le scuole messe in rete, i libri che possono essere scaricati ed arricchiti da prof e studenti sul web ("come un Wikipidia della scuola, e permettono di risparmiare"). Il futuro? "No, il presente è qui e dobbiamo spostare risorse", dice. E aggiunge che farà il possibile per appoggiare gli esperimenti di fare entrare web e digitale nelle classi: "I libri si spostino sui tablet. Si possono scaricare - non gratis, le cose hanno un valore -. Possono così divenire dei "book in progress", sfruttare al massimo l'interattività. E alla fine si risparmia, pur considerando l'acquisto del tablet". E chiude con un esempio che dà ragione ai tanti messaggi arrivati su questo tema: "Ho sempre immaginato uno dei miei nonni che dovesse tornare all'improvviso: capirebbe poco degli strumenti con cui funziona la società italiana, sarebbe uno shock. Ma se entrasse in una scuola... beh, lì gli si presenterebbe un panorama sostanzialmente uguale".
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Dicembre 2011 17:30  

Commenti 

 
#1 Gabriella 2012-01-14 16:52
SE A SCUOLA INTERNET RENDE STUPIDI
Repubblica, 12 gennaio 2012 — pagina 35 sezione: COMMENTI (Raffaele Simone)
Due spettri s' aggirano per le scuole italiane: la lavagna interattiva e il tablet. Il primo è un apparecchio del tipo dell' iPad, che si collega in rete e permette di leggere, ascoltare, vedere, scrivere, calcolare più o meno come un computer, con la differenza che pesa solo qualche centinaio di grammi. La lavagna interattiva è un grande display che sembra una lavagna: ci si scrive con una penna speciale o col dito e quel che si scrive si può salvare, modificare, spedire... Da un po' di tempo qualcuno ha stabilito che sono il futuro della scuola: nessuno sa di preciso chi abbia preso questa decisione ma sta di fatto che, appena un ministro s' installa, dichiara che i due gadget sono indispensabili. Il ministro Profumo non fa eccezione: quando, appena arrivato, ha scoperto (dati Istat 2009) che a scuola (non a casa) i ragazzi che usano il computer sono solo il 4%, ha annunciato che, per rendere la scuola italiana più "moderna e visionaria", punta sulla diffusione di lavagna interattiva e tablet. Quanto alla lavagna interattiva, basta vederla in funzione per capire che è un gadget inutile e fragilissimo. Il suo lavoro non è molto diverso da quello di una lavagna normale, quasi solo con la differenza che si può registrare quel che si è scritto. Il tablet è più insidioso: date le sue maggiori possibilità di uso (contiene libri elettronici e può operare come blocco per appunti, terminale telematico, strumento di precisione e altro), ha un appeal a cui è difficile resistere. Inoltre, siccome è "connesso", spinge facilmente a credere che apra finestre su un mondo illimitato. Ma è davvero così? A parte l' entità dell' investimento necessario per realizzare il proposito del ministro, il dibattito internazionale su questi temi è molto vivo. Più di un analista dubita della reale utilità di queste risorse nella scuola: a Clifford Stoll (autore qualche anno fa del durissimo saggio Confessioni di un eretico highà-tech; Garzanti) s' è affiancato quest' anno Nicholas Carr con un libro (in Italia da Raffaello Cortina) dal titolo eloquente: Internet rende stupidi? (La sua ovvia risposta è: "Sì, e non poco"). Altri argomenti ho portato io stesso in La Terza Fase. In ritardo su tutti gli aspetti della modernità, la nostra scuola ha sempre mostrato la più candida accoglienza verso mode (tutte, inutile dirlo, di origine statunitense) che si sono esaurite in un batter d' occhi. A ricordarne alcune si entra nella più plumbea archeologia culturale. Negli anni Settanta subimmo l' inondazione del mito del test e della misurazione "oggettiva" delle prestazioni dei ragazzi; poi fu la volta degli "obiettivi didattici", mediocre dottrina che costrinse per anni gli insegnanti a indicare ossessivamente gli "obiettivi" (scelti entro liste prestabilite) a cui la loro attività doveva puntare; infine la folle sbronza di "istruzione programmata": in attesa dei computer (allora rarissimi) si progettavano noiosi fascicoli che ne scimmiottavano la logica. Ognuna di quelle ondate generò corsi di aggiornamento, investimenti e carta straccia, senza dire del subbuglio che produsse nei professionisti e le famiglie. L' apertura senza riserve a tablet e lavagne interattive (qualcuno studia anche le applicazioni educative del telefonino...) corre il rischio di essere un nuovo capitolo di questa storia di sudditanza. La cultura digitale è di certo un fenomeno più importante delle mode precedenti. Ma, se non ci si può opporre alle innovazioni epocali, non è inevitabile accettarle senza sapere che cosa si sta facendo. Anche qui tra l' altro la nostra scuola arriva in ritardo: mancata (negli anni Ottanta) la fase iniziale dei pc, ignorato (negli anni Novanta) l' avvento della rete, ora cerca di acchiappare la pantera per la coda introducendo tablet a tappeto. Ma prima di fare una mossa simile è cruciale domandarsi che cosa comporta l' introduzione massiccia della cultura digitale nella scuola. Risorsa formidabile in alcuni impieghi ma pericolosa in altri, è una potenzialità ambivalente che richiede in ogni caso un governo e una gestione fermi e consapevoli. Basta menzionare un rischio tipico: la cultura digitale è uno dei più temibili moventi di interruzione della concentrazione che si siano mai presentati nella storia, e si sa quanto la concentrazione sia cruciale nell' apprendimento. L' entusiasmo di un ministro o di qualche dirigente scolastico (che trova magari esaltante il fatto che i tablet liberino i ragazzi del pesante zaino) è una motivazione ancora troppo tenue per giustificare una tardiva e radicale digitalizzazion e della scuola. - RAFFAELE SIMONE
 

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