Un estratto dell'intervento di Alberto Marradi in A. Baldissera, Cristina Coggi, Renato Grimaldi (curr.), Metodi di ricerca per la valutazione della didattica universitaria. Lecce: Pensa Multimedia 2007, pp. 347-352.
Sarebbe questa la valutazione? Note critiche sul modo in cui vengono valutate le ricerche dei dipartimenti, prendendo spunto dal caso di Firenze
di Alberto Marradi
Per valutare le ricerche è stata creata una tipologia cui si possono muovere diversi appunti:
1) non risulta alcuna distinzione fra i libri con un solo autore e i libri con più autori. Questa equiparazione è opportuna nel caso in cui gli autori plurimi appartengano allo stesso dipartimento (altrimenti un’applicazione formalista della norma porterebbe a valutare più volte la stessa opera). Ma in tutti gli altri casi mette alla pari chi scrive un libro da solo e chi lo scrive insieme con altri (magari tre o quattro altri).
2) la tipologia introduce una distinzione fra “saggio” e “articolo". In assenza di qualsiasi criterio per distinguere “saggi” da “articoli”, la valutazione è rimessa all’arbitrio delle varie commissioni. Possiamo pertanto avere un intervento occasionale in un convegno internazionale, finito negli atti e giudicato “saggio” dalla commissione X (10 punti) e un contributo di quaranta pagine in una rivista con referees giudicato “articolo” dalla commissione Y (2,5 punti). Quanto meno essere indicata una soglia minima per poter attribuire lo status di “saggio”.
3) Non solo non si distingue fra i libri con autore singolo e i libri con più autori, ma non si distingue neppure fra curatele che sono il frutto di un coordinamento di anni di progetti inter-ateneo e curatele che consistono solo nel mettere insieme gli atti di un convegno. E’ ovvio che non si può chiedere a chi valuta di ricostruire la genesi di ogni volume, ma si dovrebbe quanto meno valutare la presenza o meno di un corposo saggio introduttivo del curatore, e differenziare i punteggi in funzione di tale presenza o assenza.
4) L’esterofilia dei criteri pare troppo rigida, e tipica di un paese sottosviluppato. Qualunque editore straniero vale a priori il doppio di qualunque editore italiano, e qualunque rivista straniera vale a priori il doppio di qualunque rivista italiana.